venerdì 19 settembre 2008

I futures sono nati nel Giappone del 17° secolo


(Chi non sa cosa sono i futures non si preoccupi, lo intuirà strada facendo)

I giapponesi crearono con tutta probabilità la prima Borsa, quella del riso.

Dopo un secolo di guerre feudali il signore di Tokio - Tokugawa Ieyasu – prevalse nella battaglia di Sekigahara diventando così Shogun di tutto il Giappone.
Dopo la sua vittoria obbligò i feudatari a vivere con le loro famiglie a Tokio, (interessante notare che accadde qualcosa del genere anche in Francia, nello stesso periodo) e quando questi ritornavano presso le proprie terre, lasciavano le famiglie in ostaggio.

Non avendo altre possibilità di competere, i feudatari sottomessi a Ieyasu, iniziarono farlo conducendo una vita sfarzosa, grazie ai proventi ottenuti dalla vendita del riso. Quando la produzione dell'anno in corso era stata completamente venduta si passava all’annata successiva (futura, appunto). I magazzini rilasciavano apposite ricevute per questo riso “futuro”, detto allora "riso vuoto".

Come è noto (anche ad esempio ai cultori della vita e delle opere di S. Francesco Saverio), sempre in quel periodo Ieyasu stesso iniziò una durissima politica di isolazionismo e di antioccidentalismo che caratterizzò il Giappone fino alla seconda metà del secolo scorso, quando due cannoniere americane ormeggiate nella baia di Tokio “convinsero” i giapponesi ad aprirsi al mondo.

Commerciare sul “riso vuoto” generò molta speculazione e con essa nacque l' analisi tecnica. Il trader più famoso di quei tempi Homma comprese che c'era una relazione emotiva che legava domanda ed offerta. In altre parole comprese che c'era differenza tra il valore ed il prezzo. Questa differenza è valida ancora oggi.

E' incerto se Homma inventò le celeberrime candele giapponesi (un metodo di analisi oramai molto noto anche in occidente), ma comprese che l' aspetto psicologico del mercato era un fattore critico per operare con successo.

Concludo specificando che un contratto futuro è un contratto a termine standardizzato. Cioè un accordo col quale due controparti si impegnano a scambiarsi ad una certa scadenza standard, quantità e qualità standardizzate di uno specifico bene.
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PS dopo il gentile intervento di Andrea specifico che parlando della "prima borsa" mi riferivo alla creazione di una Borsa per i contratti futuri. Chi fosse interessato alla datazione della nascita della Borsa in Europa può leggere l'ottimo commento di Andrea.

2 commenti:

Andrea Annunziata - sporthink.it ha detto...

Ciao Guido,
non vorrei aver capito male ma dici che la prima borsa è nata in Giappone nel 17° sec.?

A me risulta che la prima compravendita di titoli nella storia dell’umanità si fa risalire al 1500 nella città belga di Bruges: i titoli scambiati dai mercanti rappresentavano un credito o una merce in arrivo da paesi lontani, che non potevano essere materialmente scambiati. Questa sorta di mercato organizzato si teneva in un palazzo di proprietà della famiglia dei Van der Bourse, il cui stemma era rappresentato da tre borse, dal cui nome si farebbe derivare la denominazione di Borsa.

Per pura curiosità storica: alcuni studiosi affermano che il vocabolo Borsa deriverebbe invece dal nome della famiglia dei mercanti veneziani Della Borsa e che sarebbe stato trasformato in olandese Van der Bourse nel XIV secolo perché il cognome indicava chiaramente l’origine italiana.

Quella di Bruges non può essere definita una Borsa vera e propria; pertanto, viene unanimemente considerata come la prima Borsa Valori della storia quella istituita nel 1531 nella città tedesca di Anversa, che prese il posto di Bruges come luogo di incontro di mercanti e banchieri per la conclusione dei loro traffici. I prezzi delle merci venivano contrattati da questi “operatori” in un determinato edificio, la Borsa appunto, il cui nome traeva origine dal palazzo di Bruges.

saluti
Andrea Annunziata

Guido ha detto...

Hai perfettamente ragione Andrea. La mia esposizione è monca. Quando parlavo di Borsa mi riferivo ad una borsa dei contratti Futures, m ain effetti non l'ho detto.
Hai fatto benissimo a puntualizzare e chiedo scusa a tutti per l'imprecisione.
Non si approfondisce e non si specifica mai abbastanza.
Grazie del contributo.