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Sisifo ed i recenti crolli borsistici


Già gli antichi greci costruendo la mitologia avevano in qualche modo preso atto dell’esistenza delle nevrosi: una pletora di personaggi mitologici sono personificazioni di atteggiamenti nevrotici, e Sisifo mi pare il più adatto alla nostra dissertazione odierna.

In questi giorni i mercati finanziari hanno bruciato una ricchezza impressionate:
si può provare a spiegare tutto questo in termini psicologici?
Ci si può spiegare perché queste crisi sono ricorrenti?

Per abbozzare una risposta occorre impadronirsi di alcuni concetti di psicologia.

Quello che definiamo “realtà” è invece una mappa, frutto di una interpretazione dei segnali che ci giungono dall’esterno. Noi non vediamo la realtà così come è ma vediamo l’interpretazione che ci siamo costruiti di essa.
L’affermazione non è banale poiché, se crediamo senza verifiche al modello della realtà che abbiamo costruito, potremmo arrivare a pensare di essere obbligati a compiere certe azioni che sono, invece, facoltative.

La mappa si inizia a disegnarla da bambini e naturalmente i genitori e la società ci forniscono gli strumenti per farlo. Acquisendoli acriticamente erediteremo pure i loro errori cognitivi.
In questo senso è tragicamente vero che le colpe dei padri ricadono sui figli.

Possiamo adesso definire intuitivamente la nevrosi come una distorsione tra la mappa che ci siamo costruiti e la realtà, specie se l’alterazione è tale da creare sofferenza.

La nevrosi è problematica poiché non appare alla coscienza e tuttavia influisce sulle nostre azioni. Non solo, per la definizione data è anche una chiave di lettura del mondo e quindi obbliga a ripetere inconsapevolmente un certo comportamento al verificarsi di circostanze analoghe a quelle che lo hanno generato in precedenza.

Un atteggiamento nevrotico tipico è quello della persona debole e mite che, inserita in un gruppo, finisce con il primeggiare negli atteggiamenti (disdicevoli) che vengono ritenuti adeguati all’interno della sua compagnia.

Quindi una persona apparentemente libera di scegliere imboccherà immancabilmente sempre la stessa via, senza che se ne possa avvedere e modificare il proprio comportamento.

Per abbozzare dunque una risposta alla prima domanda posta occorre osservare che i crolli dell’ultima settimana sono stati un fenomeno differente rispetto ad un prudente defilarsi dagli investimenti a rischio: è subentrato il panico. Esattamente lo stesso tipo di sentimento che fece vittime allo stadio dell’Heysel.
Ma la differenza con le vittime della calca - che non potevano liberarsi fisicamente dalla trappola – è che in questo caso sarebbe bastato decidere di non vendere.
Ma qui subentra la nevrosi: chiunque abbia comperato con una decisione che non fosse profondamente meditata, cioè ha comperato per emulazione (come è avvenuto nella vicenda dei tulipani), si ritrova a vendere per lo stesso motivo e alimenta così il fenomeno di cui è vittima.

Circa il secondo interrogativo – sulla incapacità di apprendere dalla storia passata - possiamo affermare che, anche se una persona crede di aver tratto esperienza dalla disavventura precedente, facilmente replicherà il comportamento passato, sempre grazie a questa struttura nevrotica.

Così nei momenti di depressione economica - che sono ciclici - vi saranno sempre persone (o i loro figli) che si comporteranno in modo da alimentare il fenomeno di cui poi saranno vittime.

Il denaro è un oggetto altamente simbolico, rappresenta per ognuno di noi desideri e pulsioni molto differenti, rispecchia le ambizioni più disparate e quindi ben si presta ad essere un cavallo di Troia per le nostre nevrosi. E così sotto l’apparente aspetto di un investimento si celano in realtà tutte le passioni dell’animo umano. E un innocuo investimento, se non disciplinato, si trasforma in un demonio devastante.

Ecco allora che diventa più evidente l’importanza di discutere di investimenti, con un amico, con il partner, o al limite con un professionista, per comprendere quali siano gli aspetti personali dell’investimento, prima ancora di esplorare quelli tecnici.

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