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Bolle e specchietti retovisori

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM

La psicologia insegna che lo stress altera i processi decisionali, inducendo a sopravvalutare gli stimoli fino ad allora ignorati.

Questa osservazione ha un impatto sui mercati finanziari?

Immaginiamo due schiere di investitori i cui orientamenti siano mutuati da Rousseau e da Hobbes.

Il primo gruppo crede che nel lungo periodo gli investimenti azionari siano destinati a crescere “naturalmente” e quindi sono convinti che per guadagnare basti comperare e tenere; il secondo ritiene invece che gli investimenti azionari siano uno sperpero di risorse e quindi, se proprio si deve operare in azioni, occorra vendere piuttosto che comperare.

I dati delle serie storiche - insufficienti - non smentiscono in modo definitivo né l’una né l’altra visione, esattamente come succede nel dibattito sulla natura intrinseca dell’uomo.

Periodicamente entrambi gli schieramenti sono affetti da grande esaltazione o da grande depressione, poiché al culmine di un movimento dei mercati un gruppo sarà in piena depressione o per le perdite o per i mancati guadagni, e viceversa l’altro.

In quei momenti i perdenti, potranno modificare repentinamente opinione, a causa dello stress, ed andranno ad ingrossare le file dei vincitori (o almeno abbandoneranno la schiera dei perdenti).

Inutile dire che uno spostamento tardivo è nella migliore delle ipotesi poco benefico. Utile invece è sottolineare come questa dinamica offra una spiegazione delle “bolle speculative” sia positive sia negative (sia grandi, sia piccole) che si osservano al termine di un movimento direzionale dei mercati.

Nel tempo è dunque è possibile osservare sul mercato gruppi di investitori che, applicando una sola strategia, saranno “vincenti” pro tempore, accumulando fortune effimere e che, terminata la fase di mercato favorevole, verranno spazzati via.

Quale conclusione è possibile trarre da questi ragionamenti?

Investire guardando al passato, come aveva fatto l’agnello del post recente , offre svariati vantaggi ed una sola controindicazione: tra i primi annoveriamo la rassicurazione dell’appartenenza ad un gruppo, la semplicità emotiva ed intellettuale. Lo svantaggio è invece costituito dal rischio di estinzione.

Tuttavia occorre osservare che - nel mondo occidentale - l’estinzione non è quasi mai fisica, ma piuttosto economica e sociale, e forse per questo, la percezione del pericolo non è sempre così nitida.

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