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Trilussa e “Sell in may and go away”

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Un vecchio proverbio di Wall Street suggerisce di vendere in maggio (per ripresentarsi compratori in autunno).

Il buon senso suggerisce di non badare ai proverbi, poiché le ricorrenze suggerite non sono garantite; d’altra parte chiunque frequenti i mercati finanziari ha notato che i mesi estivi sono più deboli dei mesi invernali.

Mi sono incuriosito ed ho compilato la seguente tabella con i dati calcolati dalle serie storiche degli indici Comit e SP500, dal 1973 ad oggi.






Alla voce “Media” vedete il rendimento ottenuto comperando l’indice di borsa sopra indicato il primo giorno del mese e rivendendolo nell’ultimo giorno.

La voce “Dev. St.” (deviazione standard) indica quanto la media sia stabile, ovvero (in un certo senso) quanto spesso si incorre in eccezioni alla “regola” del rendimento medio indicato.

Più è alta la deviazione standard e più in rendimento indicato è instabile, cioè i valori “reali” si discostano dal valore medio; per es. rammento che quest’anno il mese di gennaio non è stato per nulla buono, contrariamente alla tradizione.

All’interno delle colonne, per facilitarne l’individuazione, ho segnato in arancione i valori massimi ed in azzurro i valori minimi.

Vediamo così che (mediamente) sul mercato italiano come su quello statunitense il mese più redditizio è gennaio; settembre invece è il mese meno propizio per i compratori.

Osservando la Dev. St. vediamo che ottobre è il mese più incerto poiché in entrambi i mercati la deviazione standard raggiunge i massimi (se dovessimo giocare una schedina una tripla ci starebbe tutta).


Che conclusioni si possono trarre dalla tabella?

Anzitutto ricordiamo l’ammonimento di Trilussa il quale diceva che “la statistica è quella cosa per cui se io ho un pollo e tu no, abbiamo mezzo pollo a testa”.

Balza all’occhio che il proverbio dice il vero se lo vogliamo prendere come indicazione di massima sulla debolezza stagionale, ma mi guarderei bene dal prendere provvedimenti operativi sulla scorta di queste osservazioni, poiché la possibilità di incappare in “circostanze eccezionali” è decisamente alta.


Concludo con la versione originale della poesia del vate romano



LA STATISTICA

Sai ched'è la statistica? E' 'na cosa
che serve pé fa' un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
Ma pe' me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pe' via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perché c'è un antro che ne magna due.

Trilussa

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