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Derivati: si profila la seconda ondata?

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
(ANSA) - MILANO, 12 NOV - ... chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata di 13 persone e di quattro banche del capoluogo lombardo.... gli imputati avrebbero fatto guadagnare illecitamente alle banche 100 milioni ai danni del Comune.
La cattiva notizia è che oltre alle persone fisiche siano state imputate anche le banche: l’accusa sostiene quindi che non sia stato un gruppo di funzionari a travisare la mission loro affidata, ma suppone che gli istituti di credito abbiano attivamente concepito e implementato un disegno criminoso.

La buona notizia è che la Giustizia si muove.

La pessima notizia è che metà dei Comuni italiani ha effettuato operazioni simili a quelle del Comune di Milano.

Stiamo assistendo allo scoppio della bolla relativa alla finanza derivata venduta alle amministrazioni locali?

L’abuso di finanza derivata negli investimenti privati è un ingrediente della crisi recente: adesso molti sanno che si tratta di meccanismi complessi e pericolosi, che devono essere usati con mille cautele.

Invece non molti sanno che negli anni passati gli incaricati delle maggiori banche hanno visitato praticamente tutti gli assessorati al bilancio di tutti i comuni italiani degni di nota e hanno proposto agli amministratori locali contratti dove – grazie all’ingegneria finanziaria - si anticipavano flussi di cassa a beneficio del bilancio corrente.

Ovviamente poter disporre di un pingue aumento delle entrate ha fatto brillare gli occhi a molti sindaci ed assessori, che probabilmente hanno capito solo quello che interessava loro senza approfondire gli svantaggi.

Ma poiché come diceva Lavoisier (peraltro erroneamente, come ha dimostrato la fisica einsteiniana) “nulla si crea e nulla si distrugge…” ad ogni flusso di cassa positivo corrisponde un flusso di cassa negativo. Però il flusso di cassa negativo generalmente era spostato oltre la fine del mandato degli amministratori in carica.

Una persona maliziosa potrebbe pensare che certi amministratori abbiano acconsentito ad effettuare quelle operazioni poiché nella legislatura successiva si immaginavano a Montecitorio e non più al Comune.

Ritorno così su un argomento che avevo trattato il 26 settembre del 2008 (
http://epsilon-intervallo-grande.blogspot.com/2008/09/il-valore-della-consapevolezza.html).


La conclusione?

Nel processo milanese e in quelli che seguiranno prevedibilmente l’accusa sosterrà che i venditori conoscevano bene la merce che proponevano e grazie alla sua complessità hanno indotto volontariamente in errore gli amministratori locali. Questi invece non avevano capito di cosa si trattasse, e non potevano comprenderlo con l’ordinaria diligenza, perché sono strumenti eccezionalmente complessi.

La difesa sosterrà invece che il “derivato” comperato dal Comune è stato creato su richiesta degli amministratori, e che questi erano ben consapevoli che per avere un surplus di cassa avrebbero creato un debito futuro devastante. Pertanto non si tratta di truffa.

Il quadro che ne esce è comunque desolante per il cittadino: da un lato amministratori superficiali o accecati dall’ambizione personale; dall’altro banche che, se dichiarate colpevoli, saranno truffatrici conclamate, o se dichiarate innocenti, saranno solo complici.

Commenti

Guido Giaume ha detto…
Segnalo un commento postato sul mio profilo di Facebook che riporto:
Essendo consigliere comunale (in un Comune che per fortuna non ha derivati), aggiungo qualche commento alle considerazioni del tuo blog:
- non si sa bene chi abbia iniziato (un po' come l'uovo e la gallina), probabilmente una banca ha studiato il prodotto, lo ha proposto a qualche ente pubblico, e poi il passaparola fra assessori ha fatto il resto... Visualizza altro;
- il peccato originale sta nel patto di stabilità per i Comuni, che hanno vincoli alla spesa corrente molto stretti; con i derivati hanno rinegoziato i mutui e ridotto la spesa corrente per interessi, ottenendo risorse per l'attività ordinaria. Sui possibili rischi, le banche non avevano alcun interesse a fare chiarezza;
- l'alibi della scarsa preparazione degli assessori regge per i comuni molto piccoli, ma si supone che in realtà come Milano chi fa l'assessore alle Finanze sia almeno un po' a conoscenza della materia;
- considerazione finale (e amara): se passa il processo breve, tutti gli eventuali processi finiranno nel nulla

V. Vianello