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I nuovi Romeo e Giulietta

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Nulla di nuovo sotto il sole. Anche se l’Occidente dovesse declinare il capitalismo proseguirà la sua corsa, adattandosi ancora una volta alle mutate esigenze storiche ed ambientali.
Il decennio che si chiude tra meno di un mese è stato denso di avvenimenti che a noi paiono importantissimi, perché ci toccano da vicino. Credo tuttavia che tra cinque o dieci secoli - nell'ottimistica speranza che in quel periodo vi sia ancora vita sulla Terra e che qualcuno sia ancora interessato alla Storia - i nostri tempi verranno liquidati con una sola frase: "un turbolento periodo di transizione verso un sistema meno iniquo e più rispettoso dell'ambiente".

Chi poi interpreta i fatti contemporanei come avvisaglie della crisi definitiva del capitalismo e ne auspica la nemesi, affinché dalle sue ceneri possa sorgere un sistema molto migliore, non tiene conto di svariati fattori. Infatti se da un lato l'avvento di una nuova era piacerebbe anche a me, dall'altro non credo di vedere sistemi concorrenti molto migliori e occorre ricordare che il capitalismo è eccezionalmente versatile e “rivoluzionario”.

Un solo dato per rappresentarne la vitalità: l'indice SP500 della Borsa USA contiene le 500 maggiori aziende nordamericane. Solo 50 sono presenti al suo interno fin dal 1950 mentre le altre vi sono entrate successivamente. Ciò vuol dire che 60 anni fa il 90% delle aziende che oggi rappresentano il nerbo dell'economia americana non esisteva.

Possiamo poi osservare una sorta di “deriva storica non maligna verso ovest” del capitalismo: il sistema, adattandosi ai tempi e alle scoperte ha spostato il proprio baricentro dall'Olanda, all'Inghilterra, all'America, senza tuttavia annichilire e gettare nella disperazione le precedenti capitali.

Dunque non credo che stiamo assistendo a mutamenti essenziali; semplicemente siamo testimoni di un nuovo salto evolutivo del nostro sistema.

I segni dello shift ad ovest e dei tentativi di trovare un nuovo equilibrio sono così tanti che non perdo neppure un istante ad enumerarli. Oggi voglio solo indicarne uno che non mi pare sia ancora stato particolarmente evidenziato.

Ogni giorno miriadi di menti brillantissime esaminano l'economia reale per fare previsioni sulla Borsa. Paradossalmente questo fa sì che le Borse siano lo strumento più affidabile per prevedere l'andamento dell'economia reale (http://www.cellinoassociatisim.it/studi/cellinosim_studio_0608.pdf).

Se osserviamo gli Indici delle Borse occidentali e li confrontiamo con quelli degli altri Paesi rileviamo che - generalmente - in Occidente i massimi degli ultimi dieci anni sono stati segnati all'inizio del decennio che stiamo chiudendo, mentre altrove sta avvenendo l'inverso.

Questo fenomeno non è mai avvenuto prima d'ora.

Il segnale della perdita di forza delle economie occidentali è in sé spiacevole per noi, ma non è foriero di drammi, poiché queste transizioni sono in genere lenta e abbastanza morbide, ma il dado è tratto, non godremo mai più dell’abbondanza del passato.

Così se ai tempi della mia gioventù andare a studiare e lavorare in America era il segno distintivo per un certo tipo di classe sociale rampante, oggi andare studiare in oriente per poi stabilirvisi sarà il nuovo segno.

Che c'azzeccano, direbbe un noto politico, Romeo e Giulietta?

Penso molto. Il movimento del baricentro economico porterà anche uno spostamento culturale e sociale. Sheakspeare verrà ridimensionato, ma non solo. Già da tempo dico a mio figlio "Andrai all'Università di Shangai e ti sposerai Mei Mei".

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