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…che da Turani mi guardo io

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Portando mio figlio a scuola ho preso l’abitudine di ascoltare una trasmissione radiofonica satirica, in onda su Radio Rai, e durante le recenti feste, quando potevo, la seguivo anche da casa.

Il 31 dicembre ho ascoltato un intervento di Giuseppe Turani, presentato come “autorevolissimo” giornalista economico.

Dopo buona una partenza, nella quale ha descritto in modo condivisibile la congiuntura economica gli è stato domandato: “come investirebbe 50.000 euro in questo momento?”.

Ha esordito asserendo che questo momento è “molto pericoloso” ed ha proseguito citando certi suoi amici che lo stavano consigliando di attendere la caduta dei prezzi in Borsa, che sarebbe avvenuta in gennaio, per investire in azioni.

Alla domanda del conduttore “Ah, ma le borse vanno giù a gennaio?” La tragica risposta è stata:
(TESTUALE)
“Pare di si, perché le stanno tirando su molto, è probabile che le portino su ancora un po’ e poi le mollino, perché… c’è una ragione… I gestori dei patrimoni hanno presentato ai loro clienti dei conti, nel 2008, da licenziamento in tronco; e ci tengono quest’anno a fare una figura un po’ migliore e poter dire ai clienti: “vedi ad inizio anno avevamo 100 e adesso abbiamo 120, siamo stati bravi, nonostante la crisi.”. Poi fatto quello lì, siccome i prezzi sono un po’ artificiali, si lascia andare tutto (giù) e poi abbiamo 12 mesi per occuparci della faccenda…”.

Ha concluso consigliando di acquistare il reddito fisso, che: “almeno non si perde nulla. Non si guadagna, ma non si perde”.

Al termine di questo “autorevole” intervento mi è tornato in mente Montanelli, che asseriva come i giornalisti economici fossero tali perché pagati poco, intendendo maliziosamente che erano compensati il giusto.

Potrei anche essere d’accordo sul fatto che il mercato possa arretrare nel primo trimestre dell’anno e che sia saggio consigliare genericamente i Titoli di Stato (anche se in realtà lui ha parlato di reddito fisso, che è altro), in modo da non dare creare danni.

Non voglio neppure polemizzare sul fatto che sarebbe stato opportuno - prima di emettere un consiglio di investimento - accennare a questioni non secondarie come gli orizzonti temporali e la propensione al rischio.

Rilevo però che dare consigli di investimento in tali condizioni pone nelle migliori condizioni per essere equiparati ai cartomanti e ai maghi.

Non entro neppure nel merito della questione se i prezzi attuali siano o meno così “artificiali”, sebbene un giornalista economico dovrebbe fare grande attenzione, poiché non è proprio così evidente che i prezzi siano gonfiati.

Le questioni che mi scandalizzano sono molto più semplici e molto più pericolose, da un punto di vista del “retto ragionare”, poiché risiedono in presupposti non dichiarati.

La prima è così incredibilmente palese da non essere evidente: chi di noi accetterebbe un consiglio medico da un giornalista che si occupa di medicina? Lo pretenderebbe da un medico.

Eppure nel caso della finanza non accade.

La seconda è più sofisticata: Turani parte - senza dichiararlo - dal presupposto che i prezzi oggi siano stati manipolati al rialzo. Inoltre l’impianto del discorso lascia intravedere che esiste una “longa manus” tale per cui i gestori di patrimoni sono riusciti a fare bella figura grazie a questa manipolazione.

Ma se ribaltiamo il discorso e ci chiediamo: “Per quale ragione questi gestori - che in qualche modo influenzano le azioni della “longa manus” - l’anno scorso non sono riusciti ad evitare la catastrofe, nonostante fossero supportati da tutte le Banche centrali ed i Governi del mondo?”

Che risposta dobbiamo darci? Che la “longa manus” funziona ad intermittenza?

O forse che la teoria complottista sul movimento pilotato dei mercati è ciarpame intellettuale?

E che figura fa lo stesso Turani che ha dipinto i mercati finanziari come una sorta di enorme bisca, dove lui ha degli “informatori”?

O trova delle ragioni solide per quello che dice o tutto questo dà adito al fiero sospetto che in questi anni non abbia capito di cosa stesse scrivendo, quando si occupava di finanza.

Se questa è la qualità del pensiero di un “autorevole” giornalista economico, aveva ragione Montanelli.

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