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La Grecia favorita dal gelo… sui tassi

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Uno degli effetti della crisi che stiamo vivendo è l’azzeramento dei rendimenti sui titoli a breve termine.

Per ottenere un saggio maggiore gli investitori devono spostarsi lungo della curva dei tassi, ma aumentando la durata degli investimenti si espongono alla volatilità del mercato. In alternativa possono incrementare il rischio emittente, esponendosi in questo caso all’evenienza di non ottenere i flussi di pagamento previsti.

Chi ha partecipato all’asta della recente emissione di Titoli di Stato greci, che sono quinquennali, ha fatto le due cose.

Il rendimento a scadenza dei titoli ellenici si è attestato a circa il 6%: un saggio comparabile a quello di un corporate bond di non elevata qualità o anche al profitto atteso (di lungo periodo) di un paniere azionario ben diversificato.

Immagino che molti privati avranno pensato: “Le azioni sono troppo pericolose, ho già dei corporate… la Grecia non uscirà mai dall’Euro né potranno permetterle un default…”.

Una affermazione di buon senso, in fondo, e che allo stato attuale potrebbe essere vera, anche se un tasso simile dovrebbe lasciare perplessi per i suoi sottintesi.

Chi in questo momento ha optato d’istinto per un portafoglio “corporate e Grecia, ma niente azioni” forse non ha preso in considerazione alcuni aspetti relativi al problema generale dell’investire:
1) Se si è alla ricerca di simili rendimenti non sarebbe opportuno valutare tutte le alternative, azioni comprese? In fondo sono una diversificazione.
2) Cosa vuol dire investimento “pericoloso”? Siamo sicuri di non confondere “sgradevole” con “pericoloso”?
3) E perché non valutare poi le obbligazioni convertibili?
4) Quanti sanno infine che il momento più rischioso per i default dei corporate è la seconda metà delle crisi economiche?

Quotidianamente abbiamo a che fare con oggetti pericolosi: elettricità, coltelli o automobili: non li evitiamo, cerchiamo di usarli con le dovute cautele, rispettando regole codici e divieti. Perché allora pensare agli investimenti in modo differentemente? Un atteggiamento naïf potrebbe essere pericoloso.

Suggerisco, in conclusione, un esercizio: create una immaginaria “frazione degli investimenti” ponendo al numeratore il rendimento atteso e al denominatore il rischio.

Se non riuscite a focalizzare il denominatore è meglio che chiediate aiuto ad un “ottico”, prima che le sue dimensioni non diventino fin troppo evidenti.

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