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Volvo in salsa di soia

Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Si recitava una volta "la Cina è vicina".

Oggi la realtà ha superato la fantasia: da pochi giorni è possibile comperare un titolo azionario "cinese" quotato su una borsa europea.

Non mi riferisco all'emissione di un nuovo ETF.

La notizia ha avuto poco risalto, oscurata dai guai nostrani e dalle nubi di cenere vulcanica, ma la Volvo è stata aquisita dai cinesi, venduta dalla Ford per 1.3 miliardi di Euro.

La mia prima reazione all'annuncio non è stato di soddisfazione: immaginavo una mossa prevalentemente volta ad acquisire tecnologie e design. E probabilmente molti avranno avuto la mia stessa reazione di perplessità.

Certamente l'industria automotive cinese trarrà grande beneficio da questa acquisizione ma i mercati finanziari, almeno all'apparenza, sono dell'opinione che sarà uno scambio vantaggioso anche per la casa svedese, che manterrà - stando alle dichiarazioni del nuovo proprietario - un elevato livello qualitativo e le proprie fabbriche in Europa, ma potrà aggredire mercati lontanissimi, precedentemente non raggiungibili con facilità.

Intanto il titolo Volvo - quotato alla borsa di Stoccolma - continua a salire vigorosamente, segno che una parte del mercato crede che l'effetto negativo dell'acquisizione cinese sarà più che compensato dalle nuove opportunità.

Poichè la finanza anticipa in modo formidabile le tendenze future non mi meraviglierei di vedere una fiammata di entusiasmo sul titolo, almeno fino a quando i nodi e le complicazioni del progetto, che attualmente è tutto sulla carta, non verranno al pettine.

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