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A volte ritornano… i titoli tossici

Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
L’anno scorso, il 23 ed il 30 aprile 2009, avevo descritto succintamente le dinamiche della crisi bancaria del 2008.

Oggi mi pare che si stia verificando una situazione che presenta analogie con il recente passato, quindi riprendo l’argomento.

Rinfrescherò brevemente alcune importanti caratteristiche del sistema bancario e poi passerò alla descrizione del quadro attuale:


La stabilità delle banche.
Le Autorità di Vigilanza impongono che ciascun Istituto tenga in equilibrio la massa di denaro detenuto come “scorta” (il nocciolo duro che determina la solvibilità della banca) e i “fidi” (il denaro prestato a terzi).

Ad esempio se la somma delle scorte è pari a 100 l’Istituto potrà - a seconda dei regolamenti bancari - emettere fidi per una cifra che varia da 2000 a 5000.

Se le banche non mantengono questo rapporto in equilibrio vanno in bancarotta, cioè non possono più operare, perché rischiano di non restituire i soldi che avevano preso in deposito.

Il capitale di scorta è largamente investito in Titoli di Stato di Paesi industrializzati, che hanno una buona reputazione di solidità e sono facilmente vendibili.


Cosa succederebbe se i titoli di scorta perdessero improvvisamente valore?

Poiché il capitale di sicurezza si ridurrebbe, il rapporto minimo tra scorta e fidi potrebbe essere raggiunto o superato. Pertanto la banca dovrebbe richiedere immediatamente la restituzione dei fidi, mettendo in difficoltà le industrie, o al peggio, potrebbe dover smettere di operare, ovvero fallire.
Se una grande banca fallisse si potrebbe creare un “effetto domino” di dimensioni più o meno grandi, poiché le banche si prestano denaro reciprocamente.

Occorre poi considerare che a creare il disastro - ovvero una crisi bancaria estesa generata dallo squilibrio tra scorte e fidi - non è necessario il fallimento di un Paese i cui titoli siano nel portafoglio delle banche: basta anche solo che si diffonda l’aspettativa che ciò avvenga.

In quel caso i titoli del Paese in questione perderebbero sostanzialmente valore poiché sarebbero venduti massicciamente “per prudenza”, erodendo gli equilibri del sistema bancario.

Ecco spiegato il meccanismo del tanto temuto “contagio” proveniente dalla Grecia, e una delle ragioni per le quali non è stata abbandonata.



Cosa succede oggi. Ovvero perché mi pare che si stia ricreando l’atmosfera precedente alla crisi del 2008, ma in scala maggiore.

Una statistica recente indica che circa un quinto dei Titoli di Stato greci è detenuto nel sistema bancario portoghese, e cifre inferiori ma consistenti sono presenti nel sistema bancario irlandese e francese.

Come nel 2008 le banche - nonostante il prodigarsi della Banca Centrale Europea - stanno ricominciando a prestarsi poco denaro a vicenda perché temono che qualche “collega” possa diventare insolvente a causa di un portafoglio troppo esposto verso titoli a rischio (i Titoli di Stato dei PIIGS).

Tempo addietro erano i mutuatari americani poco solvibili ad essere tossici, oggi sono tossici i titoli dei Governi dei Paesi con le finanze in disordine.

Pertanto è necessario inasprire le politiche di bilancio, ovvero tagliare i bilanci degli Stati, per permettere di considerare più affidabili i loro titoli di debito.

Una delle condizioni necessarie al successo dell’operazione è che non vi siano instabilità politiche durante l’imposizione delle manovre previste a tale scopo. E non mi pare poca cosa.

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