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Il polimatrimonio

Discussione visionaria sull'evoluzione della famiglia occidentale nei prossimi 100 anni.
Da affrontare solo dopo una abbondante libagione festiva.


Da un po' di tempo riflettevo

1) sulla progressiva attenuazione del diritto di proprietà: nel tempo si è passati dal concetto che ogni bene è di proprietà del re a quello che la proprietà è diritto di ogni cittadino.

Poi si è giunti all'ammissione di limitazioni rispetto al concetto assoluto, per es. concependo l'esproprio per pubblica utilità o creando le leggi sulla tutela dell'ambiente.

Oggi poi siamo nell'"era dell'accesso" (che è il titolo di un libro di Rifkin): non è importante essere proprietari ma godere dei vantaggi che offre un bene, come avviene per es. con il leasing.


2) Sulla crisi del matrimonio, oberato dalle aspettative del delirio del "tutto, subito, ed ai massimi livelli" che pervade la civiltà occidentale.

Un tempo, e in altri luoghi ancora oggi, questo era prevalentemente un contratto sociale, un perno di giunzione tra due persone e due gruppi familiari.

Anche nel matrimonio dopo un periodo di reciproca esplorazione, subentra l'impatto con la realtà - che è in genere meno attraente delle fantasie - e scoppiano le crisi. Ma se un tempo la stabilità sociale era aiutata dalla minore ricchezza, oggi nell'abbondanza, i vincoli sono minori.

Infine non pare essere la risposta giusta verso una maggiore felicità neppure la consuetudine nord europea e americana di contrarre molti matrimoni (in serie), poiché non fa altro che perpetrare nevroticamente il meccanismo precedente delle aspettative deluse.


3) Sulle prospettive di vita per i nostri figli, che dovranno dividere le risorse della Terra con il resto del mondo e vivere in una regione fortemente (e malamente) antropizzata, nonché politicamente meno influente.

Mentre noi viviamo ancora nel periodo nel quale l'Occidente fa la parte del leone, i nostri figli hanno prospettive di minore abbondanza.


4) Sulla curiosa dicotomia tra la gestione dei rapporti umani e gli investimenti: in finanza si raccomanda l'investimento in beni non correlati per ottimizzare il rendimento del capitale. Tuttavia una "diversificazione" in campo sentimentale è percepita come decisamente inaccettabile.



Dopo aver considerato questi punti, in un momento di obnubilazione ho immaginato lo sviluppo futuro dell'istituzione familiare.


A fronte di una crisi dell'Occidente è ipotizzabile un ritorno alla struttura del clan, che è storicamente collaudata per fronteggiare un periodo di difficoltà. Tuttavia mi pare evidente che tale soluzione abbia dimostrato di non assicurare la felicità dei singoli, poiché rinnova il "difetto" di essere costituita da coppie.

L'eliminazione di tale "difetto" dovrebbe avvenire con l'introduzione di una nuova e migliore ecologia dei rapporti umani. Poiché credo tuttavia che questa evenienza sia ancora molto prematura, immagino che la linea di minor resistenza potrebbe portare alla creazione di una nuova entità sociale, tesa a bypassare tale impegnativa necessità.


Propongo dunque tra le possibili evoluzioni della struttura familiare il "polimatrimonio": ovvero una comunità di 3-6 persone che convivono con pari diritti e dignità.

Mi pare che i vantaggi materiali di una simile struttura siano: maggior stabilità del reddito familiare dovuta alla pluralità di soggetti che possono lavorare; maggiore sicurezza sociale, specie in uno scenario nel quale le prestazioni assistenziali diminuiranno; economie di scala per l'accudimento dei figli e la gestione della quotidianità.

Mi rendo anche conto che sia almeno curioso teorizzare la perdita del "diritto di esclusiva" sul partner, e non è poca cosa abbandonare questo abitus, oggi.

Comprendo le perplessità che possano sorgere e non intendo affrontarle in questa sede.
In fondo la mia è una boutade, non se ne adontino i conservatori.

Concludo ricordando che l'evoluzione non dorme mai e che, quando la prima enciclica sociale della Chiesa, la Rerum Novarum, è stata resa pubblica, lo scandalo è stato enorme e il documento è stato bruciato sul sagrato di alcune chiese. Tuttavia per noi, dopo 120 anni, dice cose "scontate".


Felici festività.

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