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Il doppio dilemma dell'investitore nel 2011

Ho già avuto occasione di segnalare la differenza tra le politiche anticrisi che sono state adottate dall'Europa e dagli Stati Uniti d'America.

In estrema sintesi affermo che su "ispirazione" della Germania la via europea per uscire dalla crisi sta nel risanamento del bilancio pubblico e nel rigore dei conti comunitari; per gli americani invece sta nel rilancio dell'economia, anche a costo di fare ulteriori debiti.

Questo comporta non pochi grattacapi per gli investitori, che devono rispondere ad alcune domande chiave per poter allocare il proprio patrimonio.

Il primo interrogativo che mi porrei è: "I provvedimenti presi permetteranno la crescita mondiale?"

La questione non è da poco, perché una risposta positiva invita all'aumento delle posizioni azionarie.

A questa domanda pare proprio che si possa dare una risposta positiva, il mondo cresce e non solo nei Paesi Emergenti; inoltre le draconiane ristrutturazioni aziendali hanno messo le società in condizioni di fare utili anche in situazioni più difficili di una volta.

Restano tuttavia i crucci sugli shock che i mercati potrebbero dover affrontare. Una o più situazioni difficili (crisi debitorie o politiche) potrebbero riflettersi con repentini mutamenti dell'umore dei mercati, e quindi la volatilità dei listini potrebbe essere elevata per i paesi che hanno meno certezze e più margini di rivalutazione, come i paesi periferici della zona euro.
Ovviamente minori incertezze offriranno minori rendimenti e minore volatilità.


Una seconda domanda potrebbe essere relativa a quale moneta adottare come cuore del proprio portafoglio.

Le recenti dichiarazioni dei cinesi in favore dell'euro sono molto confortanti: sembra proprio che almeno per loro l'Euro non debba scomparire. Lusinghiero se pensiamo che nel maggio scorso le voci davano per spacciata la nostra moneta.

Ma ci sarà da fidarsi? In fondo la diversificazione è il provvedimento basilare di ogni politica di portafoglio, e i cinesi sono proprietari della metà del debito pubblico americano. Pertanto crearsi una alternativa è prudente, ed è un modo per fare politica estera; non solo, è un modo per sostenere la loro economia, che si basa sulla nostra domanda.

D'altra parte ho già sostenuto che se gli americani fanno debiti per rilanciare l'economia non è immaginabile che pensino di mantenere un dollaro forte, è più plausibile che pensino ad una moneta debole e inflazionata.

Conviene allora avere attività in dollari? Probabilmente nel lungo termine no, quindi si potrebbe pensare di escludere un bond lungo americano, ma che dire del mercato azionario americano nel 2011?

Ho l'impressione che quest'anno non avere idee assolute sulle posizioni da prendere potrebbe essere un'idea redditizia.





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