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Il balletto franco tedesco e le risate all'Italia

Grazie allo stimolo del mio amico Eugenio faccio una rapida incursione sugli accedimenti degli ultimi tre mesi sui mercati finanziari e sul "dietro le quinte" del negoziato tra francesi e tedeschi nel mese di ottobre.

Proporrò solo alcuni flash per evitare di essere troppo pesante.

La manovra economica di fine giugno del governo italiano è stata considerata insufficiente dai mercati: ha creato un disagio che solo temporaneamente è stato arginato dalla ridefinizione delle competenze dell'EFSF che ha potuto iniziare a comperare titoli anche sul mercato secondario.

Resta comunque irrisolto il vero problema dell'Europa: la lentezza nel prendere le decisioni e la disomogenietà fiscale ed economica.

I tedeschi - non senza ragioni - desiderano imporre il loro passo ed il loro modello di sviluppo a tutto il Vecchio Continente: politiche di bilancio virtuose, sistema industriale efficiente, relazioni industriali non eccessivamente conflittuali.

Il problema è che nell'area meridionale dell'Europa la realizzazione di questo modello transita attraverso politiche deflazionistiche che pongono in serio pericolo la struttura politica e sociale dei Paesi.

D'altra parte l'assenza di un meccanismo di uscita dall'euro fa si che la sola ipotesi di scissione dell'eurozona possa generare una catastrofe di dimensioni bibliche.

In assenza di chiarezza su questo punto il mercato è rimasto esposto a momenti di debolezza che ben si sono visti in agosto.

Dopo aver superato la paura del default americano e le paure legate al rallentamento della crescita mondiale il tema dominante è diventato l’inerzia del governo italiano, che dopo la prima manovra di fine giugno ha iniziato a tergiversare.

Lo spread BTP BUND era il driver dei mercati che sono scesi a rotta di collo per 20 giorni.

In settembre il supporto della BCE ai titoli italiani, l’approvazione da parte della Corte Costituzionale tedesca dell'aiuto ai paesi periferici e la sospirata approvazione di una nuova manovra correttiva (peraltro per metà assolutamente da inventare) hanno fatto dichiarare una tregua ai mercati. Nella seconda metà di settembre una nuova discesa degli indici (che tuttavia non hanno fatto nuovi minimi) prezzava i timori di rallentamento economico mondiale.

L’Italia infine si prende anche un declassamento di rating ma poiché è di un solo gradino, il mercato sale. E intanto se ne va Stark il falco tedesco della BCE.

Il mercato in ottobre ha iniziato a considerare che comunque la politica europea sarebbe intervenuta per risolvere il problema bancario, che è strettamente connesso a quello del debito greco, sul quale si ipotizzano tagli superiori all’iniziale 21%: si inizia a parlare del 50%.

Gli operatori finanziari dopo aver preso atto che i tempi ed i metodi della politica europea non sono quelli americani, hanno dunque confidato che il tandem franco tedesco fosse comunque in grado di svolgere la propria funzione di leadership e sono iniziati gli acquisti.

Durante il mese si è tuttavia registrato il disaccordo tra Merkel e Sarkozy su come affrontare i problemi.

Un primo sintomo di problemi nell'asse franco tedesco si è visto di fronte alla dichiarazione che non sarebbe stato resa nota la soluzione ideata nell'incontro a due preparatorio del vertice dei governi europei del 16 ottobre (che poi è stato fatto scivolare al 23).

Ufficialmente questa mossa è stata fatta per dare più tempo ai partners per prepararsi; verosimilmente c’erano molte questioni irrisolte su come affrontare il nodo centrale della ricapitalizzazione delle banche europee.

Il 18 i tedeschi annunciavano di non attendersi un granché dall’incontro del 23. Questo ha lasciato i mercati nel dubbio che l’asse franco tedesco fosse veramente tale o se invece non ci fossero differenze sostanziali.

Qual'è LA differenza?

Si parlava di mantenere il livello del core tier 1 delle banche al 7% ma questo non avrebbe dato garanzie sufficienti ai mercati in caso di forti oscillazioni (oscillazioni, non default) dei titoli del debito di un paese grande come l'Italia.

[Il livello del 7% avrebbe molto aiutato gli istituti italiani che già raggiungevano tali requisiti e non si sarebbe arrivati a nuovi aumenti di capitale]

Adesso si è stabilito di portare il core tier 1 al 9% [anche le banche domestiche devono fare nuove operazioni di raccolta].

I tedeschi vogliono che le banche si rivolgano prima al mercato, poi che intervenga lo stato nazionale e in ultima istanza che intervenga l’EFSF. I francesi - che hanno gravi problemi di ricapitalizzazione bancaria - se dovessero intervenire con i fondi governativi perderebbero la tripla A e non solo. Quindi vogliono che sia anzitutto l'EFSF a ricapitalizzare le banche.

Ecco allora che i tempi dei vertici si dilatano perchè o Sarkò deve far accettare ai francesi la perdita del rating massimo sotto la sua presidenza o la Merkel deve spiegare ai tedeschi perchè devono mettere dei soldi nelle banche francesi. Intanto i mercati sono nell'incertezza.

L'Italia è il vaso di coccio tra vasi di coccio più robusti: siamo in grave difetto per l'inerzia di un governo incapace di governare, che sta ancora in piedi per assenza di chiare alternative.

Inoltre non credo che la Merkel si senta in dovere di divendere anche solo formalmente chi l'ha definita "cu...na inch...vabile". E va anche detto che il primo cittadino francese non è un gentleman.




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