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La democrazia attenuata 5/5

La complessità riserva uno shock esiziale al mondo occidentale?

Occorre puntualizzare anzitutto che non è solo il mondo occidentale tout court a correre gravi rischi in caso di shock sistemico. Oggi, anche se grossolanamente, si può inglobare nel “sistema occidentale” una ampia parte del Mondo.

E' noto quali siano le preoccupazioni dei governanti cinesi: una crescita del PIL inferiore all'8% annuale crea problemi interni che rischiano di portare ad uno sfaldamento della Repubblica Popolare, e stiamo parlando del sistema politico ed economico formalmente meno integrato all'Occidente.

La pervasività delle tecnologie, la complessità dei rapporti economici, il passaggio dall'economia industriale all'economia dei servizi creano connessioni difficili da individuare ex ante che possono generare infiniti casi di élites che possono fruire di attraenti moral hazard.

Due esempi molto schematici chiariranno meglio il pensiero.

La crisi dei mutui subprime è stata generata da strumenti che sono stati “impacchettati” e redistribuiti in tutto il sistema bancario mondiale (con l'eccezione dell'Italia). In apparenza non c'era nulla di male nel cartolarizzare mutui e rivenderli. Tuttavia la consapevolezza che questi mutui sarebbero stati rapidamente ceduti a terzi ha invogliato gli erogatori a finanziare soggetti estremamente rischiosi poiché l'alea assunta sarebbe stata prontamente trasferita.



Le attuali sanzioni contro l'Iran, sebbene siano condivisibili sotto molti punti di vista, hanno il non banale difetto di abbassare il costo opportunità di una guerra, per l'élite iraniana al potere.

Se l'economia è allo sfascio e il rischio di insurrezione è reale - poiché l'obiettivo dell'élite è di restare al potere - provocare una guerra diventa meno costoso. Tuttavia le conseguenze di un conflitto non sono prevedibili.

Pare che la Storia, anche recente (Saddam Hussein, Gheddafi) indichi che i regimi - se messi alle strette – abbiano una certa propensione all'azzardo. Abbastanza curiosamente(?) D. Kanheman - Nobel per l'economia nel 2002 - e Tverski (al quale non fu assegnato ex aequo il Premio perché defunto) hanno ampiamente dimostrato come l'uomo sia avverso al rischio, ma solo nel dominio positivo della funzione di distribuzione delle probabilità. Nell'altra parte del dominio invece lo accetta facilmente. Detto altrimenti: si preferisce una vincita certa anche se piccola rispetto all'alea di una vincita maggiore, ma si preferisce l'incertezza di un danno maggiore alla certezza di un danno modesto.

Lo scenario descritto quindi non è incoraggiante perché le complessità del “sistema mondo” aumentano con il fluire del tempo e sono aggravate dall'assenza di un regolatore o di un set di princìpi di comportamento condivisi. E' impossibile dire se uno shock, sia casuale sia provocato ad arte possa essere esiziale o meno per il sistema. Per contro mi pare una facile previsione quella che nel futuro le turbolenze socio-economiche non diminuiranno, né di numerosità né di intensità.

Posso prevedere per esempio che, salvo cambiamenti epocali, la quantità di dolore e rancore accumulato contro la Germania a causa delle politiche restrittive che questa ha imposto ai paesi europeriferici porterà nel medio periodo alla fine della moneta unica, per ragioni che viste “da nord” sembreranno “inconcepibili”.



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