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Tra treni e porno: benefici di un mercato aperto alla concorrenza

Perché è importante liberalizzare un mercato? Perchè vuol dire aprirsi alla concorrenza.

Una liberalizzazione ben fatta evita che ci siano gruppi di operatori che per varie ragioni abbiano un potere di mercato superiore alle loro effettive capacità di soddisfare la clientela e quindi lucrino indebitamente sulla propria posizione, a spese della collettività.


Sono note le difficoltà di fare concorrenza nei trasporti ferroviari, dove, sebbene l'unione Unione Europea permetta ed anzi veda di buon occhio la concorrenza, questa, in Italia, si realizza difficilmente: l'ultimo caso è Arenaways, che ha perso la partita in buona sostanza a causa della "melina" delle Ferrovie dello Stato.


Questo danno si riverbera non solo sui soci e i dipendenti di Arenaways e sui suoi fornitori: infligge danni anche ai passeggeri del traffico locale piemontese che sono decisamente poco seguiti da Trenitalia.

Adesso invece vi offro un esempio "scandaloso" di apertura alla concorrenza.

Quando avevo 18 anni (32 anni fa) Playboy costava 10 mila lire.
Ricordo ancora lo shock quando ho presentato il prezioso biglietto con l'effige di Volta e non ho ricevuto il resto.


D'altra parte per procurarmi un servizio fotografico su Marina Suma senza veli non avevo alternative.

Oggi invece via internet - a costo zero - si trova di tutto di più.

Sospendiamo per un momento il giudizio etico, sebbene sarebbe interessante approfondire che - in base ad uno studio proposto in un sito di economia molto serio - l'abbondanza del porno abbia fatto calare in Usa sia le violenze sessuali sia le gravidanze adolescenziali.

Ma dicevo, sospendiamo il giudizio etico e concentriamoci sui benefici per il consumatore in un mercato aperto alla libera concorrenza.

Cosa è successo nel mondo del porno da quando c'è internet? Un crollo verticale dei costi di accesso, amplia libertà di scelta. Mica male per il consumatore.

Leggevo inoltre che una volta le pornostar erano molto pagate mentre adesso grazie alle tecnologie digitali di registrazione e diffusione la concorrenza è talmente agguerrrita che i cachet sono limitati. Insomma se prima ci si poteva giustificare con il fatto che la professione rendeva adesso l'argomentazione è molto attenuata.


Per il consumatore il vantaggio è stato grandissimo, mentre i profitti degli operatori si sono ridotti.


Tornando al discorso serio. Non mi stanco mai di ripetere che il 90% delle aziende che inizialmente componevano lo Standard and Poor 500 (l'indice di borsa americano maggiormente seguito) adesso ne sono fuori e come forse saprete Kodak è l'ultima uscita.


Pensate a quale onere per il consumatore se una legge per salvare le pellicole tradizionali avesse imposto il salvataggio pubblico della Kodak (vi rammenta qualcosa? "Salvare l'italianità delle banche" o salvare di una certa linea aerea?).

In realtà si potrebbe - giustamente - obiettare che i benefici per il consumatore di porno non sono dovuti solo alle nuove tecnologie. Occorre contare che nel settore hard c'è una deregulation totale dovuta all'assenza di tutela della proprietà intellettuale: infatti nessun produttore porno si è mai sognato di fare non solo causa, ma anche solo di reclamare perché una sua opera è stata copiata e redistribuita senza pagare i diritti.

Questo mi induce quindi a concludere che probabilmente - come sostengono Michele Boldrin e David Levine - limitare la difesa della proprietà intellettuale potrebbe essere un modo per fare una rivoluzione poiché ci permetterebbe dei livelli di consumo decisamente superiori.

Fuori dalla provocazione riflettiamo sulla sensatezza della legge sul diritto di copia.
70 anni dopo la morte dell'autore non sono un po' troppi per avere la libera fruizione dell'opera? Oggi la massa delle vendite avviene al massimo nei tre anni successivi all'uscita.

E se qualcuno vuole parlare di etica mi racconti qualcosa sui diritti che le case farmaceutiche impongono sulle loro scoperte scientifiche.

Concludendo: se succede per il porno perchè non deve succedere per i treni?

Commenti

Anonimo ha detto…
> infatti nessun produttore porno si è
> mai sognato di fare non solo causa, ma
> anche solo di reclamare perché una sua
> opera è stata copiata e redistribuita
> senza pagare i diritti.

I produttori nel mondo del porno sono i primi a chiedere di rispettare le leggi sul copiright:

# Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Porn_2.0#Copyright_issues

# qualche info d'oltre mare
http://www.hollywoodreporter.com/blogs/thr-esq/download-copyrighted-porn-lawsuits-seek-64231
Guido Giaume ha detto…
Grazie per il tuo interesse verso i miei pensieri.

In effetti hai ragione: qualche caso di richiesta di difesa dei diritti d'autore c'è stata, come hai evidenziato.
Ho l'impressione però che la causa non sia andata a buon fine, almeno a giudicare da questa più recente notizia.

http://www.courthousenews.com/2012/02/03/43613.htm

Ciò non toglie che avrei dovuto essere più accurato nel descrivere la situazione.

Cordialmente.

Guido