Passa ai contenuti principali

Come azzerare il valore del portafoglio obbligazionario


Una enunciazione atomistica della teoria delle catastrofi afferma che queste avvengono solo quando accadono congiuntamente condizioni straordinariamente negative.


Un esempio celeberrimo è l'inondazione olandese del 1953.  


In dicembre avevo scritto che uno dei possibili driver della prossima crisi bancaria italiana sarebbe stata legata ai prezzi degli immobili. Mi sbagliavo per difetto, sembra che la crisi immobiliare possa essere una preoccupazione anche per le banche europee.
 
Apprendo che - nel
sessantennale dell'inondazione summenzionata - una crisi bancaria causata da problemi immobiliari ha colpito la quarta o quinta banca olandese, la SNS.
  
A causa dell'eccessiva esposizione creditizia sugli immobili spagnoli e olandesi questo Istituto è entrato in crisi di liquidità ed è stato salvato dallo Stato con un intervento non inferiore ai 2.5 miliardi di euro, ovviamente a carico dei contribuenti olandesi.

I correntisti ed alcuni obbligazionisti sono stati salvati; gli azionisti e altri obbligazionisti sono stati abbandonati al loro destino.

Quali obbligazionisti hanno salvato il proprio capitale?

Quelli che avevano obbligazioni non subordinate.



Chi vuole capire cosa siano le obbligazioni subordinate può rileggere quanto ho scritto in occasione di una emissone recente dell'Unicredito
. Non voglio con questo fare parallelismi poiché allo stato attuale i bilanci di Unicredito appaiono solidi.


Le obbligazioni olandesi in questione sono poi trattate a blocchi minimi di 50.000 pezzi, e i controvalori quindi non sono esattamente popolari. E' dunque presumibile che tali titoli siano per lo più nelle mani di investitori istituzionali, che sanno come bilanciare e diversificare il rischio.

Pertanto credo che solo pochi incauti risparmiatori privati possano essere stati danneggiati da un possesso massivo di titoli subordinati della SNS.


Possiamo quindi concludere che azzerare il proprio portafoglio non è facile: occorre essere imprudenti e avere sfortuna.



In genere evitiamo gli atteggiamenti che riconosciamo come come imprudenti, ma naturalmente non possiamo evitare quelli che non riconosciamo come tali.

Analizziamo brevemente allora i due fattori e cerchiamo di identificare se pratichiamo senza riconoscerli atteggiamenti imprudenti.

Un colpo di sfortuna può capitare a tutti, l'alea "puntuale" sull'emittente è relativamente poco gestibile come dimostrano a volte le disavventure occorse a titoli considerati di alta qualità fino al giorno prima.

L'aspetto più gestibile è invece quello della prudenza, ovvero della diversificazione del rischio.


Tuttavia le cose non sono così semplici come si potrebbe immaginare. Non basta comperare pletore di titoli differenti per assicurarsi da tale rischio.

Esiste infatti un fenomeno chiamato "correlazione" che lega i titoli tra di loro, ed è quindi necessario tenerne conto.



Che fare quindi? 


Anzitutto evitare il "fai da te". 

Ma l'"amico in banca" può essere la persona giusta per difendere il proprio patrimonio?


Occorre valutare. Ricorderete che nei casi di Parmalat ed Argentina molti clienti al dettaglio furono spinti da impiegati più o meno inconsapevoli ad accollarsi i rischi che in origine erano stati assunti dalle banche. 

Non sempre l'"amico in banca" conosce i fatti o le tecniche necessarie e non sempre può consigliare liberamente.

Probabilmente è bene
rivolgersi a persone qualificate.
Se volete approfondire l'argomento vi segnalo questo documento liberamente scaricabile. 








Commenti