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Il bambino di Piacenza morto in auto e... gli investimenti



Oggi mi addentro, con una certa rapidità, ma spero in modo non superficiale, nell'argomento di cronaca che mi ha colpito.


Non intendo dare un giudizio su questa o altre vicende simili, ma trovo stupefacente come passi inosservato il meccanismo psicologico che presiede questi fatti.

I lettori più attenti sanno che sono un sostenitore del "principio del piacere".

Il nostro cervello ci muove alla ricerca del proprio piacere.

E' importante capire che il piacere del nostro cervello è altra cosa rispetto al benessere / piacere del nostro corpo.

Diversamente non si spiegherebbero i kamikaze, i drogati, i giocatori compulsivi, gli alcolizzati i fumatori, i martiri e gli eroi, i praticanti degli sport estremi.

Cosa impedisce ad una persona di guardare in faccia la realtà? Il fatto che questa è dolorosa.


Così mutatis mutandis preferiamo baloccarci con l'illusione che il nostro "amico in banca" ci tratti come un amico, perchè in fondo gli affidiamo non i nostri soldi ma quello che per noi rappresentano: il futuro dei nostri figli, il nostro status sociale, la nostra vecchiaia serena...

Non so cosa sia capitato a quel disgraziato di un padre, al quale va tutta la mia solidarietà.
Un momento terribile al lavoro immagino.

E il cervello per evitare un sovraccarico ha staccato la spina sulla cosa "meno importante", meno minacciosa, meno incombente.

Naturalmente la nostra inconsapevolezza, il nostro narcisismo ci permettono di giudicare di dire "a me non potrebbe mai capitare".

Come se non avessimo anche noi un cervello in agguato pronto a fregarci...

Non è dunque un caso che l'apparato elettronico progettato apposta per salvaguardare i piccoli da queste situazioni non sia mai stato preso in considerazione dalle case automobilistiche, perchè le indagini di marketing dicono che non è richiesto dal mercato.

Richiederlo sarebbe una implicita ammissione di essere "genitori senza testa".

Troppo per il nostro ego.

Meglio un morto ogni tanto, tanto capita agli altri.


Tutto questo a molto a che fare con la gestione di patrimoni.

Mi ricordo perfettamente di una signora che nel 2000 ad 87 anni strillava perchè aveva troppe poche Tiscali nel suo portafoglio. Oggi fa sorridere ma allora ero un asino.

Per non parlare delle Parmalat o delle Argentina che i miei clienti non avevano in portafoglio.

Vita grama quella dei gestori che non si baloccano con i soldi altrui. Hanno sempre torto.
O perchè era evidente che le cose sarebbero andate bene o viceversa...




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