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Quali orizzonti nel risparmio gestito?



Non sono pienamente soddisfatto di questo post, sebbene lo abbia rivisto più volte durante le vacanze di Natale.

Affronto un vasto gruppo di argomenti che andrebbero sviscerati singolarmente anziché solo accennati.


Vi esorto, nonostante tutto, a turarvi il naso e completare la lettura perché in coda  troverete una piccola sorpresa.


Generalità

L'industria del risparmio è costituita da produttori e distributori.
Il promotore finanziario o l'”amico in banca” sono i distributori.
I produttori invece sono quelli che materialmente gestiscono, ovvero comprano e vendono i titoli.

Dell'amico in banca o del promotore ho accennato almeno qui e qui.

Oggi accennerò al servizio che offre un gestore, e prospetterò quello che a me pare essere una delle direttrici del futuro del settore.


Cosa fanno le società di gestione?

Da sempre, parte delle energie degli investitori - e quindi a maggior ragione dei gestori professionali - sono state utilizzate per generare regole che potessero essere riutilizzate in seguito.

Nel tempo sono state così create due famiglie di regole: quelle per affrontare il mercato e quelle per modificare le regole precedenti.

Gli ambiti dai quali si attinge per la creazione delle prime regole sono:

L'analisi tecnica, che è quella dottrina che ritiene che il movimento dei prezzi passati permetta di prevedere il comportamento futuro del titolo. Questa disciplina ha codificato una serie di “figure” predittive dell'andamento del valore mobiliare osservato (ad es. il “testa e spalle”).

L'analisi fondamentale, che elabora i dati economici e di bilancio di aziende (e Stati) per individuare il valore “corretto” cui tenderà il prezzo del titolo non appena gli attori del mercato si renderanno conto della “realtà”. Questa disciplina ha prodotto indicatori come il “rapporto prezzo utili”.

Da trenta anni infine, con l'avvento dei calcolatori, è nata l'analisi algoritmica.
In questo caso modelli matematici più o meno complessi interpretano le condizioni del mercato e, grazie all'information technology, i programmi si sostituiscono all'uomo applicando, a volte massivamente, le regole predefinite.


In questa sede farò un solo accenno alle regole per modificare le regole: sono un argomento così complesso e “filosofico” che non posso entrare nel dettaglio.
Faccio solo una battuta e la chioso.

“E' l'esperienza che trasforma un tentativo in un successo”

Questo era il claim di una banca svizzera che è stata poi salvata dal proprio Stato durante la recente crisi finanziaria: evidentemente in un mondo molto dinamico il contenuto dell'affermazione non è totalmente vero...


Il problema delle regole

Ogni società di investimenti opera sui mercati utilizzando propri set di regole creati attingendo allo stato dell'arte delle conoscenze pubbliche - generate nelle Università - ed integrandole con il proprio know how.

La difficoltà intrinseca dell'attività di costruzione di regole è elevatissima: il cuore del problema non risiede solo nel livello molto elevato di astrazione della materia, quanto nel fatto che la finanza è una scienza sociale, non deterministica. E' noto che in questo settore le profezie tendono ad autoavverarsi e pertanto le regole, dopo un po', tendono a non funzionare più. Per questa ragione il cantiere della creazione del set di regole operative è sempre aperto.

Facciamo un esempio banale: immaginiamo di aver individuato la seguente relazione: “quando capita x il valore dell'azione Y diventa 10”.

Finché la relazione è nota solo a pochi è facile che l'uso di una regola che sfrutti tale conoscenza sia profittevole. Per esempio “comperare a 9 e vendere a 10”. Ma se la relazione diventasse universalmente nota la profittabilità facilmente scenderebbe.

Infatti, se so che l'azione in questione dovrà incrementare il proprio prezzo fino a 10, e so che anche molti altri lo sanno, dopo aver comperato il quantitativo desiderato piazzerò il mio ordine di vendita a 9,99 anzichè a 10.

Così, rinunciando ad una piccola frazione del profitto, avrò la sicurezza che il mio ordine verrà eseguito prima degli ordini della concorrenza.

Proseguendo indefinitamente in questa lotta al ribasso si potrebbe paradossalmente arrivare alla neutralizzazione della relazione osservata.


Il dilemma commerciale delle società di gestione

Poiché la massa delle conoscenze nel settore è pubblica, in genere la gara tra le grandi case di gestione è serrata e i risultati - a parità di rischio assunto - tendono ad essere analoghi: così farsi scegliere dai distributori diventa assai difficile.

Ricordate che, quando parlo di rischio, non intendo quello assoluto assunto dal cliente (il mix di azioni o di obbligazioni) ma quello relativo del gestore rispetto propri competitori.

Infatti l'obiettivo di un società di investimenti non è la performance assoluta, ma quella relativa, rispetto alla propria concorrenza.

Poiché nessun gestore vuole farsi licenziare tenderà ad essere avverso al rischio rispetto alla media della propria concorrenza. Questo tendenzialmente è uno svantaggio per il cliente finale poiché il proprio gestore tenderà a non assumere rischi neppure nei momenti favorevoli.

Tornando a noi, per differenziarsi si possono scegliere strategie lungo il continuum che vede ad un estremo la differenziazione “di immagine” e dall’altra una differenziazione nella gestione del rischio assunto.

Si potrebbero, per esempio, creare due fondi che operano nella stessa area geografica con differenti politiche, in modo tale da avere sempre almeno un fondo performante, anche se a priori non è possibile stabilire quale sia.

D'altra parte questo "dettaglio" ha poca importanza, se l'obiettivo è quello di poter fare una campagna pubblicitaria che affermi che la Società (anche quest'anno) ha un fondo premiato.

Oppure si potrebbe fare riferimento a qualche gestore che sia diventato una celebrità.

Ancora, si potrebbe lanciare un prodotto che intercetti le mode del momento.
Chi si ricorda dei fondi sull'acqua o sulle energie?

Un metodo molto diffuso poi è quello di ricorrere ad incentivi, monetari e non, offerti ai distributori.

L'altro modo di provare a differenziarsi è gestire meglio il rischio. Questo può avvenire rielaborando e mixando vecchi concetti come nel caso dell'earning momentum o inoltrandosi in territori relativamente nuovi, come con l'analisi algoritmica.



Uno scenario per gli anni a venire

Partendo dal presupposto assolutamente non scontato che l'investitore sappia come allocare il proprio patrimonio - e questo è già un elemento importantissimo sul quale i distributori dovrebbero meditare - le scelte a valle si sono moltiplicate. Si dovrà decidere con quali strumenti perseguire i propri obiettivi strategici. Il dilemma è: strumenti a replica passiva (ETF) o a gestione attiva?

Da tempo, tra gli investitori istituzionali, è caduto il mito che la gestione attiva sia la panacea contro tutti i mali, ed il trend della diffusione degli ETF tra i privati mostra che anche questi ultimi se ne stanno rendendo conto.

E se si scelgono strumenti a gestione attiva quale scegliere? Strategie più classiche o innovative?

Pertanto nel futuro:

i distributori dovranno prendersi carico in modo più professionale del rapporto tra il mercato ed il cliente misurandone meglio la propensione al rischio e guidandolo nelle decisioni strategiche. Per questo dovranno ricorrere a strumenti di analisi che fino ad oggi sono stati propri dei produttori e naturalmente dovranno imparare a conoscere nel dettaglio i prodotti anziché limitarsi a distribuirli.

I produttori dovranno sempre più differenziarsi nella sostanza, attingendo maggiormente alla capacità aziendale di creare sapere nuovo e differente rispetto a quanto sia di pubblico dominio.

In questo senso l'analisi algoritmica potrebbe essere dunque la nuova frontiera per il risparmio gestito.


Ecco infine la sorpresa. Se vi interessasse avere un indizio di cosa possa significare in termini di vantaggi per il cliente, una applicazione dell'analisi algoritmica qui e qui trovate un accenno. Ometto - per civetteria - di riportare le performances, ed in attesa che i più curiosi me le chiedano, vi anticipo che sono di assoluto rilievo, così come il rapporto rischio rendimento.

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