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Ucraina - Vediamo quanto "ci prendo"


Due pensieri a caldo sui mercati (ore 10 di lunedì 3/3/2014).

La considerazione generale è che gli shock esogeni (se temporalmente limitati) in genere non interrompono l'andamento di medio lungo termine.

Una "dimostrazione" intuitiva di questa affermazione si può derivare osservando un grafico dell'11 settembre 2001 o ancor prima il grafico della crisi del 1998.

Questa situazione quindi potrebbe essere vista come una occasione di ingresso: se questo fosse invece un segnale di inversione di tendenza, immagino che ce ne saranno altri prima di un cedimento sostanziale.

Il  mercato italiano pare al momento quello che risente di meno della situazione. Quello tedesco maggiormente, come è logico che sia.

Allo stato attuale una guerra mi pare improbabile e quindi il nervosismo mi parrebbe destinato a rientrare. 

Putin cerca lo scontro per ragioni sia interne sia strategiche: la Crimea è uno dei pochi sbocchi sui mari caldi e la politica espansionistica da Pietro il Grande in avanti ha portato la Russia ad una espansione media giornaliera di 100 kmq al giorno.

Non reagendo alle provocazioni l'Ucraina sta facendo la cosa giusta: impedisce a Putin di avere una giustificazione per un massiccio intervento armato, come avvenuto in altre regioni meridionali (Caucaso).

Le opzioni degli occidentali sono poche sia dal punto di vista economico (servirebbero almeno 40 mld di usd per sostenere l'Ucraina) e meno ancora dal punto di vista militare.

Da un punto di vista politico la situazione a medio termine è come sempre impredittibile. Da un lato Putin incassa l'appoggio della Cina, molto preoccupata dalle manifestazioni delle forze centrifughe, ma di certo i vicini della Russia iniziano a capire che con Putin non si tratta, se non da posizioni di forza. Questo nel lungo termine è uno svantaggio politico non banale per i russi.

Dall'altro lato questa potrebbe essere la volta buona per regolare i conti all'interno dell'UE. Se la Germania ha tutta l'intenzione di gettare acqua sul fuoco come dai tempi della realpolitick, i paesi mediterranei potrebbero irrigidirsi anche strumentalmente per poter vendere a miglior prezzo la loro solidarietà alla Germania.  

Senza consierare che la Ashton non sta facendo un buon lavoro e che è della nazionalità "sbagliata". 

In questo senso - se ho ragione - questa crisi è un ulteriore elemento di crisi anche per l'Unione Europea. E ovviamente l'Ucraina è andata...

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