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Il ruolo del sindacato al tempo della società liquida


Il mestiere del promotore finanziario è talvolta curioso: in trenta anni ho raccolto qualche gustoso ricordo che diventa degno di essere interpretato.

Per fortuna solo poche volte, durante l'approccio con potenziali clienti ho ricevuto dinieghi aprioristici decisamente aggressivi: "Non mi interessa, preferisco sbagliare da solo".


O provocatoriamente: "Accetto solo proposte che partano dall'assunto: ti pagherò solo se mi farai guadagnare."

Anni fa, inoltre, osservavo con il fondatore della Cellino e Associati (un Agente di Cambio) che poteva capitare che un (potenziale) cliente avesse un atteggiamento sensibilmente più aggressivo quando trattava con me o con un mio collega, piuttosto che con lui.

Ma non solo. Nel 2002 stavo casualmente chiacchierando in una lussuosa località di villeggiatura con un anziano signore mai vista prima. Dopo aver dichiarato la mia professione mi sono preso una serie di rimbrotti sullo stato dei suoi investimenti e "...sul casino che avevamo combinato".

Un'altra volta un anziano "barone" che curava mio padre, al momento di conoscermi esordì con: "Una volta avevo conosciuto un consulente che è scappato con dei soldi".
Solo in quel caso in cui ebbi la prontezza di rispondere: "Ed io ho conosciuto più di un medico che ha accoppato dei cristiani". 

Infine, ricordo uno psicologo che mi disse: "Mi sono laureato in medicina oltre che in psicologia perchè un medico che fa lo psicologo è diverso da uno psicologo".

Nel tempo mi sono periodicamente chiesto: perchè talune persone si permettono con me atteggiamenti che con un altro professionista probabilmente non si permetterebbero?
Naturalmente occorrerebbe nettizzare la questione in relazione alla maleducazione del singolo, ma non sono in grado di farlo. Posso solo dire che la totalità degli episodi che riporto erano accaduti con persone apparentemente "ammodo".


In definitiva mi chiedo: chi mai - incontrando uno sconosciuto che dice di essere medico - 
esordirebbe con un: "Ma lo sa che anche Mengele era un medico?"

Perché si verificano queste situazioni?

Credo che questo atteggiamento sia in parte dovuto alla memoria storica, ovvero ad un retaggio culturale.

Ci si è dimenticati del medico - barbiere rinascimentale che procurava più danni della malattia o della ferita. Ci si è dimenticati del fatto che la disinfezione è stata introdotta alla fine dell'ottocento e che di febbre puerperale si moriva, mentre è vivo il dolore creato dalla distruzione di ricchezza dei recenti disastri finanziari.


A causa del tempo che ha favorito questo oblio, gli esercenti delle professioni liberali "ordinate" sono oggi parte del panorama sociale. E tra i vantaggi acquisiti con lo status c'è anche quel sentimento comune che impedisce di rivolgersi a loro in modo "disinvolto".

A mio parere è estremamente interessante un dettaglio della vicenda Stamina - Vannoni.

Fino a quando tutto sembrava funzionare si parlava del "dottor Vannoni". Solo dopo si è iniziato a dire che Vannoni era laureato in lettere. Una ablazione effettuata per rimuovere il corpo estraneo dalla categoria coloro-i-quali-fanno-di-tutto-per-salvarti?

Ora, se non la cortesia, almeno la ragione vorrebbe che a parità di titolo di studio e analogia di funzione anche chi non è titolare di una attività professionale tradizionale dovrebbe godere del rispetto che è offerto ai suoi "colleghi" professionisti.

Questo argomento lo avevo in parte già sviluppato tempo addietro. Vi rimando così alle considerazioni sulla differente accezione che viene data in italiano alle parole professional e professionista


In sostanza nel pubblico c'è una differenza di percezione tra l'esercente una professione liberale classica e l'esercente di una nuova professione.

Poiché talvolta le barriere all'ingresso in queste ultime possono essere minori rispetto a quelle delle professioni classiche (a proposito, quanti avvocati sono andati a dare l'esame,  in Spagna o in Calabria?) può esserci nella nuova categoria professionale uno standard qualitativo disomogeneo. E l'inefficienza del sistema (anche giudiziario) tarda a ripulire l'ambiente.

Non solo, è prevedibile che lo Stato sarà per sua natura sempre molti passi indietro rispetto alla realtà. Il ruolo delle associazioni e dell'autodisciplina diventeranno sempre più rilevanti.

La superficialità pubblica genera quindi l'opinione che una certa categoria sia composta  da persone che hanno una modesta professionalità.

Probabilmente è questa condizione che in qualche modo "autorizza" i comportamenti disinvolti nelle persone che non hanno il tempo e la voglia di riflettere.


Poiché il mondo è in evoluzione esponenziale è sempre più probabile per il consulente di una neonata disciplina il rischio di sentirsi trattare con supponenza, per il semplice fatto di essere il rappresentante di una disciplina giovane.


Ogni organismo vivente interagisce con quel poco o tanto che riesce a percepire.

La misura della nostra percezione può dunque essere dedotta dall'attenzione che ci viene data: si stanno combattendo battaglie di retroguardia a scapito di chi è senza rappresentanza.

Perchè quindi un professional dovrebbe oggi spendere qualche euro al mese ed aderire ad una organizzazione di rappresentanza?
Per farsi curare gli interessi?
Per negoziare al meglio le previdenze sanitarie e pensionistiche?
Per spuntare minimi salariali?
Ahimè no. Siamo ad un livello ancora più basso. Per farsi vedere.

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