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Gli sdraiati: oltre il mal olandese?

Qualcuno ha letto il vecchio post nel quale immaginavo il declino dell'Europa come una sorta di quieto viale del tramonto?

Ebbene, temo di essermi sbagliato. Credo che potrebbe andare molto peggio.

Allora non avevo piena consapevolezza delle conseguenze dell'esistenza degli sdraiati (un sinonimo di NEET).

Il termine indica la generazione di giovani disimpegnati che ha fatto della famiglia il proprio stabulario e dell'inerzia il proprio modo di essere.

La traumatica consapevolezza di questa realtà mi ha fatto riflettere.

Così - tra le altre cose - ho trovato un filo rosso che collega una serie di argomenti apparentemente distanti. E il ragionamento mi ha portato a conclusioni contrarie a quelle che sono le mie convinzioni "emotive".

Le parole chiave di questo sermone di fantasociologia sono:

I giovani
L'idealismo
La socialdemocrazia malata
Il capitalismo di relazione
Il capitalismo vero


La mia riflessione è molto più ampia, ma oggi mi interessa esporre solo quella relativa ai destini dell'Italia / Europa.

Occorre quindi aprire la discussione con una domanda la cui risposta potrebbe essere contenuta in un libro.

Qual'è la funzione di uno Stato?

Molto spannometricamente direi che è quella di "tramandare valori e comportamenti sociali coerenti con le origini culturali della popolazione, con il vincolo di un adattamento all'evoluzione dei tempi.".

Detto altrimenti, nonostante le origini cristiane della nostra civiltà sono convinto che il divorzio sia sacrosanto, che non sia giusto fare le crociate, che l'esistenza del numero 0 sia palese e che le donne abbiano un'anima (alla faccia di Cocciante)...

E se uno Stato si "dimentica" questo cosa succede? Direi che - in quanto organizzazione di uomini - non ci sarebbe da stupirsi se venisse sostituito con una organizzazione che rappresenti idee e credenze di quella fetta di popolazione che ha credenze più forti.



Com'è la situazione oggi in Italia?

A giudicare dall'ondata di disimpegno dei giovani dire che andiamo male.

Non sono in grado di fare una statistica, ma parlavo con una professoressa di matematica: mi accennava che non si sogna di dare ai suoi allievi un carico di lavoro simile a quello di 10 anni fa.

Parlavo anche con un dirigente che mi confessava che i colloqui di selezione per la copertura di posizioni lavorative, anche relativamente modeste sono la fiera della vacuità.

Noi genitori siamo i responsabili sia dei nostri figli che del nostro Paese. Siamo dunque i responsabili di questo sentire dei nostri figli.

Con il nostro modo di essere abbiamo permesso che i nostri figli introiettassero alcune "sicurezze".

1) a me il pane non mancherà mai;
2) se non conosci nessuno e non sei nel "giro" non vai da nessuna parte [corollario per gli ambiziosi: vale la pena di fare qualsiasi cosa,  pur di essere nel giro].


L'inutilità dell'impegno e della serietà è diventata palese.

Vedete come diventa chiaro quanto il capitalismo di relazione, il modus operandi politico italiano degli ultimi 30 - 50 anni, ovvero il metodo dei sussidi a pioggia, dell'egualitarismo ideologico, delle decisioni economiche "socialmente efficienti" abbia fatto danni?

Niente "ascensore sociale" legato al merito.

E non è stupefacente che oggi il miglior predittore di una carriera non sia più il proprio titolo di studio, ma quello del padre.

Non c'è più relazione tra quello che si fa e ciò che si ottiene.
Siamo al giansenismo sociale. Ecco cosa è stato inculcato ai nostri figli DA NOI.

E perchè non dovrebbero essere sdraiati?  Esserlo è perfettamente razionale.


E altrove?

Se si allunga lo sguardo verso realtà differenti come la Cina (e basta frequentare un ristorante cinese, non c'è mica bisogno di andare in Cina), si vede l'altra faccia della medaglia.

Detto diversamente: fuori dalla nostra culla ci sono ragazzi attivi con un senso di ambizione e determinazione sconosciuto ai nostri giovani. Hanno il sangue agli occhi e il coltello tra i denti. E non si faranno scrupolo di usarlo.

E a proposito di coltello, non dimentichiamoci che ci sono giovani che fanno sacrifici ben più estremi dello studio o del lavoro intenso. Quelli che combattono una (folle) guerra santa a costo della vita.

Lasciamo stare chi in nome di ideologie o religioni pretende sacrifici estremi.

Restiamo in ambito occidentale: una delle critiche che ho sempre mosso al sistema americano è che circa il 30% della popolazione vive intorno alla soglia della povertà.

Una cifra decisamente inaccettabile per un paese civile. E in questo senso vedevo di buon occhio i programmi sociali tipici dei governi socialdemocratici europei.

Ebbene, temo di avere avuto torto. La povertà e la forte differenza sociale sono in un certo modo didattiche.

Temo che per la massa di noi, molto più dei discorsi teorici valga l'esempio: la vocina interna che recita: "se non ti darai da fare finirai come..." (e qui deve seguire una faccia nota, non il nome generico di una intera popolazione lontana).

Occorre quindi piantarla di demonizzare le differenze nei risultati. Un buon risultato quando è conseguito correttamente è un grande valore.

In questo senso il sistema americano è più adeguato alla competizione rispetto a quello europeo.

Una sua grave pecca è però di non essere efficace nel dare a tutti le medesime opportunità.

Uno Stato che indugi nel mortificare la meritocrazia finirà per anestetizzare i propri cittadini, ovvero - visto che le idee viaggiano sulle gambe della gente - per tagliare le gambe alle idee che riteniamo degne di essere tutelate e diffuse e per le quali ci siamo appunto costituiti in Stato.


Diversamente facciamo il gioco di chi vuole (lecitamente) sostituire i suoi valori ai nostri.

Un'ultima considerazione. La rigidità ideologica, l'isolazionismo non sono  praticabili. Solo folli, ignoranti e arruffapopolo predicano di erigere steccati pensando di vincere o di sopravvivere senza cambiare un po'.

Ma per cambiare occorre essere consapevoli di chi si è.


Non abbiamo altra scelta che raccogliere la sfida e dimostrare tramite i nostri figli che il nostro sistema è ugualmente o maggiormente competitivo rispetto a quello dei nostri sfidanti.

Diversamente il destino dell'Europa sarà di essere una colonia.

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