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M.A.D. situation

Buongiorno ai miei affezionati lettori.

Il tempo è sempre tiranno, e mi scuso per la mia assenza. Prometto che "presto" mi farò perdonare con qualche chicca esclusiva.

Il tema del giorno - e credo che lo resterà per molto tempo - è il risultato del referendum inglese. Cosa succederà adesso? E cosa accadrà ai mercati finanziari?

Sono le ore 15 di domenica 26 giugno.
Le urne in Spagna sono aperte. I mercati si sono chiusi venerdì con ribassi epocali, sulla scia del risultato inaspettato.

Non sono in grado creare un modello che possa definire come si concluderà la vicenda. Quindi mi limito a provare ad individuare le forze e gli interessi in campo, in modo che - una volta identificati - sia agevole seguire lo svolgimento dei fatti e capire se le dinamiche che ho in mente siano campate in aria o meno.

Per rendere meno pesante seguire il filo dei miei pensieri li sintetizzerò sotto forma di FAQ.


Chi sono gli attori? (questa è facile)

- Il Regno Unito
- L'Unione Europea
- Le potenze planetarie e regionali, svariati gruppi di interesse politico - economico.


Perchè i Mercati hanno reagito così male?

Ai Mercati  non piace lo sconosciuto sconosciuto (Leggete qui) ovvero quel tipo di futuro del quale non si ha esperienza. Detto diversamente: domani presumibilmente sarò in ufficio, e anche se non so esattamente cosa farò ne ho comunque un'idea. Se invece stanotte ci sarà un terremoto, domani farò cose molto differenti da quello che mi attendo di fare.

I mercati stanno quindi reagendo ad una condizione di "ignoto alla massima potenza".


Chi ha l'iniziativa?

L'iniziativa è una risorsa fondamentale nella strategia (militare e non), e capire se la si possiede e come la si impiega è importantissimo.
L'iniziativa è del Regno Unito. Infatti i Trattati impongono al Paese che desidera uscire di notificare questa sua volontà.


Quali sono gli interessi della classe politica al potere in UK?

Sia il governo sia l'opposizione - che si erano entrambe schierate per il "remain" - hanno un preciso interesse a non abbandonare l'UE, e d'altra parte adesso non possono ignorare il referendum.

La soluzione logica: dimissioni della totalità del Parlamento e l'indizione di nuove elezioni, affinché un Parlamento ed un Governo più aderenti al sentire del popolo agiscano più coerentemente con quanto emerso.
Ma ovviamente nessun organismo vivente al mondo sarà favorevole alla propria  morte.

Interessante notare che il Commissario alla Stabilità Finanziaria J. Hill dimettendosi si è mosso in modo logico e limpido. Tuttavia per lui questo atteggiamento sarà un danno esiziale, perchè essere galantuomini non sempre paga (vedremo in seguito perchè).

La soluzione politica dovrà essere gattopardesca: uscire quel tanto che basta per dire al popolo che è stato accontentato, senza in realtà uscire dall'UE.

Ipotesi a) "Va bene, era un referendum consultivo, ma non impegnativo. Quindi tenuto conto del vostro mal di pancia faremo qualcosa, ma di certo non usciremo.".  Questa soluzione richiederebbe il coraggio di un Churchill e pertanto non mi pare probabile.

Ipotesi b) Trovare un cavillo per bloccare la Brexit. In questo momento leggo dall'Ansa che il Parlamento Scozzese potrebbe opporsi, e con questo forse bloccare l'operazione. In ogni caso sarebbe anche questa una soluzione dal fiato corto perché l'opposizione politica incalzerebbe il Governo e farebbe a pezzi il suo partito. Perse le elezioni il nuovo Governo uscirebbe.

Ipotesi c) Trattative più o meno sotterranee (e lunghe) per una "uscita di facciata".

Ipotesi d) La devastazione del Regno con una scissione dell'Irlanda del Nord e della Scozia. Questa soluzione sarebbe anche contraria agli interessi americani (storicamente alleati dell'Inghilterra e quindi non vorranno vederla indebolita), e ha una probabilità non infima solo in caso di presidenza Trump.  

Quest'ultima soluzione porterebbe ad una sconfitta di tutti gli attori, cioè allo scenario M.A.D. Mutual Assured Distruction. Non immagino infatti che il Regno Unito si faccia disarticolare senza provocare una tempesta finanziaria epocale con i suoi atteggiamenti attendistici (peraltro legittimati dai Trattati).


Quali sono gli interessi dell'UE?

Il danno politico e di immagine derivante dall'esito della votazione è palese. Quindi c'è la necessità di dimostrare che l'uscita dall'Unione è dannosa. Ma mentre se la Spagna provasse ad alzare la testa sarebbe "facile" tenerla a bada, con gli inglesi è tutta un'altra cosa (detta diversamente: una vittoria di Podemos e della sinistra non sarebbe più preoccupante della vittoria di Tsipras).

Non solo, ci sono interessi economici giganteschi in gioco.
Se fino a ieri Londra era la prima piazza finanziaria europea adesso Francoforte e Parigi ed in parte Milano possono godere di una serie di opportunità. Milano ad es. potrebbe diventare la sponda finanziaria del Regno Unito all'interno dell'Unione, e la Francia e la Germania potrebbero provare ad attrarre le aziende che adesso sono basate a Londra. Anche se è possibile immaginare una eventuale concorrenza della Scozia e forse dell'Irlanda, separate dal Regno.

Non è dunque un caso che Schauble prema perchè la lettera di uscita dell'Inghilterra arrivi in fretta. Prima si capirà cosa vuol fare la Gran Bretagna e prima le imprese decideranno se si devono spostare altrove. E inoltre in questo momento la classe dirigente britannica è sotto shock e quindi è possibile che commetta gravi errori nella trattativa di uscita.
Senza contare che, se ci si muoverà in fretta, si metteranno fuori gioco le ipotesi di migrazione delle Società da Londra verso le piazze scozzesi e irlandesi o la creazione di una eventuale "Nuova Londra" diventata nel frattempo una entità extraterritoriale dotata di uno statuto speciale.

C'è quindi a mio avviso un braccio di ferro, sia all'interno che all'esterno di GB ed UE, tra chi vuole bruciare le tappe della scissione e "mettere al muro" la classe dirigente britannica attuale e chi invece vuole cercare una soluzione più "ragionata" e meno traumatica, più politicamente intelligente del "vinco io perdi tu". 

In questo senso potrebbe verificarsi una crisi tra la signora Merkel ed il suo ministro dell'economia. E non è detto che la Merkel ne esca vincitrice.


Quale è il punto di equilibrio delle differenti istanze?

L'iniziativa, come dicevo, è della Gran Bretagna, la cui classe politica ha tutto l'interesse a temporeggiare. Sia per riaquistare lucidità sia per capire quanto possa essere credibile la minaccia di implementare una politica attendista. Tempi lunghi implicano turbolenze sui mercati e maggiormente su quelli europei. Quindi l'UE potrebbe essere tentata di concedere un baratto alla classe politica inglese attuale: una uscita veloce in cambio di uno status di "quasi permanenza".

L'UE deve agire di rimessa, premendo come fa Schauble o frenando come mi pare stiano facendo la Merkel ed altri. L'iniziativa europea potrebbe prendere forma, in caso di inerzia britannica, contattando informalmente la Scozia e l'Irlanda del Nord, sempre con la massima cautela, poiché un segnale sbagliato potrebbe essere inteso da Londra come una minaccia mortale e portare all'escalation.

Si tratterà in ultima analisi di un trade off tra una uscita veloce e i vantaggi offerti al Regno Unito per implementarla. Più saranno coesi i membri dell'UE (e occorre ricordare che buona parte dei paesi dell'Europa Orientale sono molto filo americani e quindi indirettamente sono un fattore di disturbo per l'Unione) e più la gran Bretagna ne uscirà male. Più ci saranno turbolenze politico finanziarie e più i britannici ne usciranno bene.

Le prove di forza sono appena agli inizi.

In questo scenario tutte le potenze regionali e mondiali, compresi i terroristi, hanno l'interesse che l'UE continui ad essere debole, ma senza crisi globali. Quindi attueranno politiche opportunistiche in base allo scenario del momento.

Non escludo infine, che presto avremo un grave attentato islamico a Parigi o a Berlino, mentre la politica è "distratta". Questo evento porterebbe ad indebolire i governi in carica, a creare una ondata di sentimenti di insicurezza e di  irrigidimento delle posizioni. Mettendo ulteriormente in crisi i politici moderati.
E questo porterebbe ulteriore volatilità politico finanziaria.

Come andranno i mercati finanziari?

La forza dell'Inghilterra è avere la Sterlina e quindi una politica monetaria autonoma. Potrà "stampare" abbastanza liberamente e quindi ha un altro vantaggio strategico, oltre a quello dei Trattati.

Se la BCE (stampando anch'essa) dovesse riuscire ad implementare con successo le politiche di stabilizzazione dei mercati e del cambio potrà comunque essere accusata dai falchi dell'UE di far pagare ai contribuenti tedeschi (con una botta di inflazione) il distacco inglese.
D'altra parte se la BCE riuscisse veramente a calmare i mercati avrebbe neutralizzato la principale arma inglese, l'instabilità finanziaria, per spuntare condizioni di "quasi permanenza".

I Mercati sono un termomentro così sensibile al mutare delle condizioni globali che spesso "predicono" anche le crisi economiche che non si verificano. Non sarei dunque stupito se nei prossimi mesi vedessimo intensa turbolenza, sulla scorta dei flussi di notizie derivanti dalle mosse e contromosse degli attori.

In conclusione una nota su J. Hill. Pur comportandosi da gentleman, con le sue dimissioni precoci ha ridotto lo spazio di manovra del suo Paese, che di certo non gliene sarà grato.










 






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