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I simboli e la psiche: da Andreotti alle Banche, passando per Marchionne

Buona domenica!

Questo agosto insolito mi permette di rinverdire il blog come non facevo da anni.

Questa mattina, mentre, per mia somma fortuna, mi inerpicavo verso la frazione superiore, ho avuto modo di fare un un piccolo ragionamento che mi pare degno di essere condiviso.

Voi sapete che l'uomo è un animale simbolico. E' per questa ragione che si accumula più denaro di quello che è ragionevolmente necessario per vivere, o per converso, che si ricompensino gli atti di eroismo o di eccellenza con medaglie.

Ebbene, ho finalmente capito perché lo slogan "l'Europa delle Banche" sia così diffuso e presumibilmente sarà longevo.

Vi ricordate quando negli anni 70 nei cortei si ripeteva "Andreotti non ci fotti"? O quando si scandivano invettive contro Agnelli?

Oltre ad essere persone erano anche simboli. Di un mondo che non piaceva e che andava in qualche modo eliminato.

Poi c'è stata la globalizzazione. In quegli anni molto spesso ho sentito ripetere che le masse stavano sopportando in silenzio cose che negli anni 60 o 70 avrebbero portato a rivoluzioni e scontri di piazza.

Oggi credo di aver scoperto una ragione non secondaria dell'innalzamento del livello di sopportazione: la mancanza di un simbolo, di un catalizzatore della rabbia.

"globalizzione" è un concetto astratto. Lo pronunci e non ti viene in mente qualcosa che possa essere facilmente rappresentato.

E quindi le masse combattevano contro un fantasma.

Poi, per una serie di eventi che sarebbe troppo lungo riportare, ecco che arriva l'intuizione giusta. Le banche sono "elette" a catalizzatore. Sono un simbolo perfetto. Facile da visualizzare, e fa riferimento a dinamiche assolutamente oscure ai più. Sono l'equivalente della "fisica quantistica" utilizzata dai santoni new age per dare spiegazioni ai discepoli.

Ecco quindi che questo oggetto del pubblico ludibrio è probabilmente destinato a restare un must per i prossimi 10 o 20 anni.

Ma poichè l'uomo è come sappiamo un animale simbolico, ecco che, quando Marchionne dice una ovvietà totale: "i mercati sono senza morale", si scatenano le reazioni più diverse. Tra queste la più pericolosa è "da che pulpito...".

Questa considerazione fa riferimento a "la gerarchia delle fonti" che viene utilizzata da tempo immemore come mezzo (sbagliato) per definire se una affermazione sia vera o falsa. In sostanza si inferisce (sbagliando) che un mentitore cronico non possa fare affermazioni vere (o viceversa).

Ovviamente questo modo di pensare porta a notevoli distorsioni coognitive.

Basta pensare a qualche slogan come "il Duce ha sempre ragione"; ai titoli di alcuni giornali di partito come la Pravda [Verità] (a questo proposito mi sovviene una famosa battuta che circolava in Unione Sovietica: "nella Pravda non trovi Isvestia e nell'Isvestia non trovi Pravda). Ma se si vuole essere più critici si potrebbe fare un pensierino anche sull'ex cathedra.

Così oggi i rivoluzionari de noantri dotati del loro pesante arsenale concettuale pensano a prendersela con le banche e a pontificare su Marchionne. Dando così il loro pregevole contributo alla stabilità di un sistema che invece andrebbe riformato seriamente.

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