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Il terremoto, tra politica e investimenti

Buongiorno a tutti.

Sono stato emotivamente colpito dal terremoto: provo ad immaginarmi come starei io, senza familiari, casa e lavoro, persi nel giro di un minuto.
Ho una morsa allo stomaco ed un senso di nausea.

Oltre quindi ad un pensiero riverente a tutte le persone coinvolte e un modesto supporto a chi ha perso molto in termini materiali, approfitto del blog per fare qualche riflessione con voi.

Queste considerazioni hanno un effetto catartico perché al caldo ed al comodo del mio studio mi permettono di elaborare e di aggredire le mie emozioni negative.



Una considerazione è relativa al malessere psicologico dei traumatizzati. Perché sia gli scampati sia coloro i quali hanno semplicemente assistito all'evento stanno male?

Per una questione di empatia ovviamente, ma anche perché un terremoto materializza uno dei peggiori incubi umani: toglie ogni possibilità di prevedere il futuro, che è uno dei cardini della nostra attività psichica.

Infatti sono stati versati fiumi di inchiostro per spiegare perché ai bambini piace vedere molte volte lo stesso film o perché gli oracoli, i cartomanti, i metereologi e gli economisti sono così importanti per noi.

In estrema sintesi le catastrofi ci pongono di fronte allo "sconosciuto sconosciuto": ne ho parlato molto diffusamente anche in post recenti, non ci tornerò sopra.



Un'altra considerazione è relativa al comportamento umano.

E' noto che un avvenimento la cui probabilità viene percepita come molto modesta viene classificata ingiustamente come impossibile - e ci si comporta di conseguenza, ignorandola - anche se il suo verificarsi è catastrofico.

Spesso poi, quando la catastrofe si verifica, ci si sente colpiti ingiustamente (questo atteggiamento si vede benissimo anche nel settore degli investimenti, per es. con i tango Bond).


Questa dinamica psicologica innesca il famoso meccanismo "emergenziale" in base al quale, in virtù dell'eccezionalità degli eventi, diventano indispensabili interventi drastici, che spesso non hanno un reale impatto sul problema, ma ci fanno sentire meglio.

Ecco quindi che già oggi la gente invoca l'espropriazione del monte premi del Super Enalotto o il dirottamento del ciarlatanesco "bonus" per i diciottenni.

Ovviamente il tribuno della plebe di turno troverà il modo di soddisfare la pancia dell'elettorato. In fondo i pogrom sono nati proprio con questa funzione.

La ggente si sente molto più rassicurata da un intervento visibile rispetto ad uno efficace. E questo ha profonde conseguenze sia in politica che negli investimenti.


Una considerazione finale.

a) chi governa dovrebbe avere una capacità di visione del futuro e quindi di pianificazione maggiori della popolazione che guida.

b) L'Italia è un paese ad alto rischio, sismico, idrogeologico...

c) Quindi al di là della pianificazione del meccanismo soccorso (e la Protezione
Civile italiana lavora molto bene) un evento catastrofico è una certezza almeno per il Governo.

Non sa né quando né dove, ma sa che accadrà.

Non ho mai sentito un politico parlare di pianificazione economica  dei disastri, di un piano precostituito di provvedimenti da applicare a favore delle aree e popolazioni colpite, di fondi accantonati ad hoc.

Notate che non sto parlando di creare depositi di prefabbricati, sto parlando di creare protocolli standard per la gestione politico economica non estemporanea del post crisi.

Invece grazie al "meccanismo emergenziale" abbiamo assistito ieri ad un presidente del Consiglio che faceva il mobiliere e consegnava di persona le case agli aquilani, e oggi temo che vedremo qualcosa di simile.

Grazie appunto alla necessità di privilegiare la visibilità e quindi i voti. Una ruspa in azione porta più voti di una buona politica.


Per questo Warren Buffet è un asso degli investimenti e pochi lo conoscono. Non privilegia le emozioni.

Questo, incredibilmente, ha molto a che fare anche con i vostri investimenti.

Mai fatta la domanda chiave: "Se le cose andassero male come pensi di cavartela?"

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