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Addio Fidel - Riflessioni sulla morte e sul Super Enalotto

L'annuncio della morte di Fidel è stata accolta con rammarico da alcuni e con esultanza da altri.

Anche se ragionevolmente potremmo concordare che la morte non sia il male maggiore o la cosa più importante che possa accadere ad una persona, resta un evento che polarizza l'attenzione.

La nostra mente è infatti affascinata dagli eventi estremi, quelli che in finanza sono definiti con elevata skew.

Non c'è dubbio che la morte o la vincita di una montagna di soldi siano eventi universalmente affascinanti proprio perché dotati di elevata skew.

E ancora, non è un caso che per la massa della gente sia meglio vincere il primo premio del Superenalotto che la medaglia Fields, perché è più comprensibile un evento ad elevata skew materiale piuttosto che intellettuale.

Tuttavia la nostra mente resta maggiormente affascinata da uno o dall'altro, in fondo, per le medesime ragioni. E' una questione di pesi.

Come sempre il nostro cervello ci guida, e troppo spesso inconsapevolmente.

Come avevo scritto, tempo addietro, una buona chiave interpretativa del nostro agire è stata fornita da S. Reiss dell'Università dell'Ohio.

In sostanza, secondo questa teoria, esistono 16 comportamenti di base, insiti nella mente di ciascun uomo. Sono una sorta di tavolozza motivazionale.
Poi, per ragioni poco chiare, durante la nostra formazione, sviluppiamo 4 o 5 valori che daranno la spinta concreta al nostro agire.

Tra questi naturalmente ci sono sia la necessità di uguaglianza sociale che la volontà di indipendenza ed auto-realizzazione.

Capite bene dunque che per un individuo con elevata sensibilità all'uguaglianza sociale, Fidel sia diventato o possa diventare un idolo.

Nell'interpretazione delle azioni del Lider Maximo - che necessariamente è soggettiva - avrà per taluni maggior peso quanto ha fatto con l'obiettivo della parità, piuttosto di quanto abbia limitato la libertà degli oppositori.
Per altri invece sarà l'inverso.

L'equazione potrebbe essere: 10 mil. di cubani adesso hanno molto di più di quanto avevano prima e 6000 condanne a morte con qualche migliaio di detenuti politici sono un prezzo (non) accettabile.

Anche se la retorica racconta che è meglio la libertà rispetto alla materialità, abbastanza spesso i rivoluzionari, animati dalla volontà di libertà hanno poi represso la dissidenza e comperato la popolazione quiescente con "la roba".

E non sono affatto sorpreso che questo Papa così attento alle disuguaglianze abbia espresso sincero rammarico per la morte di un comunista.



Segnalo infine con orgoglio che mio figlio mi ha aiutato nella revisione del post.


Commenti

guido giaume ha detto…
Naturalmente è sempre valida la domanda se una democrazia non avrebbe potuto fare di meglio di quanto fatto da un regime dittatoriale.